تدمر السورية أجمل مدن التراث العالمي

بقلم المؤرخ الدكتور محمود السيد-المديرية العامة للآثار والمتاحف والإعلامي محمد عماد الدغلي
Scritto dallo storico Dr. Mahmoud Al-Sayed – Direzione generale delle antichità e dei musei della Siria e il giornalista Muhammad Imad al-Daghli
Palmira era uno dei maggiori centri culturali del mondo antico. e prima della guerra in Siria, era uno dei siti archeologici più straordinari al mondo. Palmira è una nobile città, posta in una oasi 240 km a nord-est di Damasco e 200 km a sud-ovest della città di Deir ez-Zor, che si trova sul fiume Eufrate. La costruzione della città in questi luoghi è stata possibile dalla presenza di una copiosa sorgente che sgorga dalle pendici del Gebel Muntar (l’irrigazione e quindi la coltivazione del deserto circostante oltre al continuo rifornimento idrico alla città). Gli archeologi hanno anche trovato le tracce di una vasta rete di serbatoi e canali artificiali che raccoglievano e convogliavano l’acqua in occasione degli improvvisi temporali stagionali. Anche, Palmyra, si trova nell’unica frattura della barriera calcarea che divide il Mediterraneo dalla Mesopotamia, Persia, Asia centrale e le lontane India e Cina, hanno reso questo luogo un passaggio obbligato per i commerci tra le antiche civiltà.
I resti dell’antica città si estendono per una superficie maggiore di 10 Kmq, il commercio rese Palmyra un centro internazionale di dimensioni paragonabile alla città di Antiochia, la capitale della Siria del tempo. Durante l’Impero Romano Palmira fu una delle metropoli commerciali più vive, come testimoniano le fonti storiche e archeologiche.È particolarmente nota per essere stata la capitale del Regno indipendente di Palmira, sotto il governo della regina Zenobia. Era una delle strutture antiche più complete conservatesi.
La città siriana di Palmyra, la “perla” del deserto, fa parte dell’intera storia del mondo e non appartiene solo alla Siria, Palmira un autentico faro di civiltà, ma è anche il simbolo dell’attuale identità siriana, e il cuore di una delle più interessanti vicende della tarda storia antica.
Palmyra è una di quelle città antiche che si imprimono nella mente e lasciano un segno indelebile. La città, anni uno dei siti meglio conservati dell’antichità ed è rimasta fino ai nostri giorni uno dei più affascinanti siti archeologici del mondo, riconosciuto dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.Palmira simbolo del dialogo e quindi della pace. Palmira una città di grande valore storico e culturale per l’umanità.
I più antichi ritrovamenti di insediamenti umani risalgono a ben 75.000 anni fa. La prima documentazione storica di Palmyra risale al XIX a.c. in un contratto assiro rinvenuto a Kültepe in Cappadocia (Anatolia), dove si fa riferimento al nome Puzur-Ishtar di Tadmor antico nome di Palmyra.La città di Tadmor è menzionata così negli archivi assiri di Kanech, in Cappadocia, nel XIX secolo a.c., e poi è citata più volte negli archivi di Mari, nel XVIII secolo a.c., dove si parla di personaggi palmireni e di Palmyra; un’altra tavoletta, del XIV-XIII secolo a.c., ritrovata a Meskenè sull’Eufrate parla sempre di personaggi palmireni e ha l’impronta del sigillo di uno di questi. In epoche successive Palmyra è stata abitata dagli Amorrei, Aramei e Arabi. Poi viene citata ancora negli archivi assiri, nell’XI secolo a.c., come Tadmor del deserto.
Questa città rappresentò in assoluto una delle maggiori metropoli dell’antichità ubicate nel deserto, e grazie alla propria posizione privilegiata a metà strada tra Mesopotamia, golfo e il Mediterraneo, costituì per un cardine fondamentale nei commerci tra Oriente e Occidente (permettendo di far affluire in tutto il bacino del Mediterraneo merci e prodotti provenienti dalla penisola arabica, dal Medio Oriente, dall’Asia centrale, dall’India e dall’Estremo Oriente fino alla Cina, e ovviamente anche viceversa).
Con l’arrivo dei greci guidati da Alessandro Magno, Palmyra beneficiò particolarmente della vivacità commerciale e culturale che contraddistinse l’epoca ellenistica, diventando uno dei più importanti centri del Regno Seleucide, succeduto ad Alessandro nei territori conquistati in Asia. Quando i Seleucidi presero il controllo della Siria nel 323 a.c. la città fu abbandonata a sé stessa e divenne indipendente. Palmyra, come molte altre città in epoca ellenistica, acquisì la caratteristica di “melting pot” per la convivenza di aramaici, greci, ammoniti, arabi ed ebrei.
Con la caduta dei seleucidi e la fine del periodo ellenistico, Medio Oriente era tagliato in due tra i romani e la dinastia persiana dei parti. Palmyra era situata a soli pochi chilometri da un confine perennemente caldo a causa delle numerose guerre tra i due imperi, e passò rapidamente dall’essere una città commerciale a una grande metropoli, base principale delle legioni romane stanziate sul confine siriano. Palmira, La città siriana “perla del deserto”, simbolo più importante del passaggio dei romani in lande del Medio Oriente.
La città era tanto ricca che, nel 41 a.c., Marco Antonio cercò di occuparla per saccheggiarla, ma senza riuscirvi. E anche se la Siria era divenuta provincia romana nel 64 a.C., Palmira mantenne una certa autonomia fino a che, durante il regno di Tiberio(14-37), non fu annessa ufficialmente alla provincia romana di Siriaverso il 19 d.c.,.
E sotto Nerone (54-68) fu integrata nella provincia. Sotto Tiberio la città, ormai ricchissima, costruì il santuario di Baal. Sotto il regno di Traiano (53 – 117) la città fu annessa all’impero, (la città fu compresa nella nuova provincia di Arabia, risultante dall’annessione dello stato satellite della Nabatea). Ma nel 129 Adriano visitò Palmira e le fu concesso lo stato di Civitas Libera che permetteva al senato e al popolo di Palmyra di stabilire e raccogliere le tasse, dandole il nome di Palmira Hadriana (Tadmur Adriana). E Tra la fine del II e l’inizio del III secolo, Settimio Severo o suo figlio Caracalla, concessero a Palmira lo statuto di città libera. Le attività economiche si estendevano ad est fino all’India e alla Cina attraverso la via della seta, e ad ovest fino a Roma, sostituendo il ruolo di Petra che aveva perso importanza dopo l’annessione da parte dei romani nel 106 d.c.
l’imperatore Caracalla (188 – 217), concesse alle città di Emesa e a Palmyra il titolo di colonia romana.
Benché di fronte all’impero partico, Palmira non era mai stata coinvolta nelle guerre contro Roma. Ma dopo che il fondatore della dinastia sasanide Ardashir I, nel 224, era asceso al potere, a partire dal 230 il commercio palmireno diminuì per l’occupazione sasanide della Cappadocia e della Mesopotamia, il territorio tra il Tigri e l’Eufrate.
Carre cadde nel 238 e le incursioni dei Sasanidi continuarono anche sotto il regno del successore Shapur I, che arrivò a minacciare Antiochia.
Intanto la dinastia dei sassanidi, ostile a Roma, sotto lo scettro di Ardashir I, aveva conquistato le foci del Tigri e d’Eufrate, precludendo a Palmira l’accesso al golfo arabico.
Il figlio del senatore Hairan, Odenato, avendo parteggiato per Settimio Severo contro Pescennio Nigro, era stato nominato governatore della provincia di Siria da Valeriano. Odenato combattè varie battaglie contro i sassainidi fino a cacciarli dall’Anatolia meridionale. Questi successi militari furono grandemente ricompensati dall’imperatore Galieno che gli conferì il titolo di dux romanorum ed egli stesso si fece proclamare in seguito Re dei Re, finchè un suo cugino lo fece assassinare insieme a suo figlio nel 267.
Poco dopo la morte di Odenato, sua moglie Zenobia (242 – 273) prese la corona in nome del figlio minorenne, Vaballato, si sottrasse al controllo di Roma e si autoproclamò Augusta. col sogno e l’ambizione di creare un impero d’Oriente da affiancare all’impero di Roma. Quindi nominò suo figlio Vaballato Augusto e accrebbe i propri domini attaccando nel 270 l’Arabia, la Palestina e l’Egitto e conquistandole. Poi Zenobia si spinse a nord, conquistò la Cappadocia e la Bitinia arrivando sino alla città di Ancira.
Però nel 270 Aureliano venne acclamato imperatore e nel 272 riconquistò l’Egitto, poi la Bitinia e la Cappadocia, poi sconfisse l’esercito palmirense ad Emesa. La regina rifugiò a Palmira, ma Aureliano raggiunse l’oasi e iniziò delle trattative per la resa della città. Durante le trattative, Zenobia ed il figlio, Vaballato, fuggirono, ma furono catturati.
Palmira non soffrì danni nella resa, ma nel 273 si ribellò e stavolta fu saccheggiata, i suoi tesori furono portati via e le mura furono abbattute; la città, abbandonata, tornò a essere un piccolo villaggio e divenne una base militare per le legioni romane.Tra mito e realtà la figura di Zenobia, regina di Palmira, ha continuato a vivere attraverso i secoli.
Nel 293 Diocleziano fortificò la città, per difendere Palmira dai Sasanidi e fece costruire, entro le mura un grande accampamento, con un pretorio ed un santuario per le insegne per la Legio I Illirica.. A partire dal IV secolo le notizie su Palmira si diradano. Non si hanno più notizie finchè l’imperatore Giustiniano (482 – 565), nel VI secolo, per l’importanza strategica della zona, fece rinforzare le mura e vi installò una guarnigione.Durante il periodo della dominazione bizantina furono costruite alcune chiese, ma la città venne conquistata dagli Arabi nel 634, e saccheggiata da Tamerlano.
Nel 1678 Alcuni mercanti inglesi, decisero di tentare di scoprire la collocazione delle splendide rovine nel deserto descritte da diversi racconti arabi. La prima spedizione fallì, ma la seconda, nel 1691fu un successo.
il sito e l’oasi vennero visitate nel 1751 da una comitiva di disegnatori (tra cui l’italiano Giovanni Battista Borra) capeggiati da due inglesi, Robert Wood e James Dawkins, che nel 1753 pubblicarono in inglese e francese Les Ruines de Palmyra, autrement dite Tadmor au dèsert, che crearono grande interesse per il sito e l’oasi.
in Europa la pubblicazione del volume “The ruins of Palmyra” a cura di Robert Wood e di James Dawkins, nel 1753, ebbe ampia risonanza e suscitò un vasto interesse, in particolare per i bellissimi disegni eseguiti sul posto da un architetto italiano, Giovanni Battista Borra.
Solo però verso la fine del XIX secolo vennero iniziate ricerche di carattere scientifico e si cominciarono a copiare e a decifrare le iscrizioni. Infine, dopo l’instaurazione del mandato francese sulla Siria, vennero iniziati gli scavi per portare alla luce i vari reperti. ma fu il Novecento il secolo delle fortunate spedizioni scientifiche internazionali per il sito di Palmira.
Gli scavi condotti dal Service des Antiquités siriano negli anni 1959-1960 hanno messo in luce la piscina centrale delle terme, circondata da colonnato, un profondo canale aperto e altri locali appartenenti alle terme di Diocleziano.
Fondato nel 1961 all’entrata della città moderna, il museo di Palmira raccoglie numerosi reperti ritrovati nel sito archeologico. I reperti del museo testimoniano un’arte dove si fondevano elementi classici tardoellenistici e romani con influenze persiane, originando uno stile sincretico originale.
nel 1965 Il santuario dedicato al Dio Bel-Hammon venne scoperto da un gruppo archeologico francese diretto da R. du Mesnil du Buisson, partendo dalla scoperta dell’impianto della sorgente Efca, di carattere sacro, da cui sgorga l’acqua che irriga l’oasi.
nel 2013 l’antica città, in seguito allo scoppio della guerra siriana e all’ascesa dell’ISIS, viene aggiunta all’elenco dei siti del patrimonio mondiale in pericolo. La distruzione, nel 2015, della città di Palmira ha avuto eco in tutto il mondo.
Il nome greco della città, Palmyra, è la traduzione dell’aramaico, Tadmor, che significa ‘palma’. tuttavia il nome classico Palmyra, con il suo riferimento alle palme che circondano la città, sembra derivare dalla traduzione latina di tamar, il nome semitico della palma da dattero, scelto per assonanza con l’antico toponimo Tadmur. Il suo nome arabo Tadmor significa in lingua aramaica “la meraviglia” oppure secondo un’altra interpretazione “postièrla, luogo di guardia”. Palmira fiorì come città carovaniera durante il I sec. a.c. E in epoca ellenistica, Palmyra era già una fiorente città divisa in classi sociali: sacerdoti, artigiani, e mercanti.
Gli scavi archeologici (tedeschi, francesi, polacchi, svizzeri, siriani) hanno riportato alla luce gran parte della città, evidenziandone il carattere misto, da un lato ellenistico-romano, dall’altro partico.
Da vedere c’è veramente tanto: le mura, l’agorà, il teatro, il ninfeo, il senato, la porta pretoria, le terme, l’accampamento di Diocleziano, le basiliche bizantine, diversi templi, l’arco monumentale e il tetrapilo. Vere e proprie perle architettoniche.
La città di Palmyra è ricca di scoperte archeologiche mondiali, la più importante è quella denominata “Tariffa”: scoperta alla fine dell’Ottocento, oggi conservata al Museo dell’Hermitage di Pitroburgo, è un «documento di enorme interesse non solo per conoscere l’economia del sito e riscriverne la storia, ma anche per ricavarne qualche dato sulla quotidianità dei suoi abitanti». Si tratta di una legge fiscale promulgata nel 137 d. C. In essa sono citate le categorie professionali soggette a tassazione, tra le quali figuravano anche le prostitute. E nel 1977 venne rinvenuta una colossale statua raffigurante un leone, animale sacro alla dea, che protegge un orice. La statua rappresentava il rifiuto della dea a qualsiasi sacrificio e spargimento di sangue, infatti sulla zampa il leone recava inscritto “Al-Lāt benedirà chi non spargerà sangue nel santuario”. La statua, sita nel giardino del Museo archeologico, venne distrutta dai miliziani jihadisti dell’auto-proclamato Stato Islamico il 23 maggio 2015.
Palmira è attraversata da una strada colonnata, che collega i monumenti principali della città, tra cui un tempio di Ba’al, il campo di Diocleziano, l’agorà e un teatro. Un patrimonio storico e archeologico dal valore inestimabile. La via colonnata, lunga 1 100 metri, inizia di fronte all’ingresso del santuario di Baal ed il primo tratto si conclude con l’arco severiano, a tre fornici, collocato ad arte per nascondere una deviazione di 30 gradi del secondo tratto della via. Costruito probabilmente durante l’impero di Settimio Severo, tra la fine del II e l’inizio del III secolo. L’andamento non rettilineo è dovuto al fatto di dover evitare edifici già preesistenti come il santuario di Nabo, il teatro e l’agorà.
I quartieri più importanti di Palmyra si trovavano ai lati della strada principale, Decumanus. Questa strada attraversa la città di epoca romana da est a ovest, la prima sezione e più larga delle altre, iniziava dai propilei del tempio di Baal e arrivava alla porta trionfale che è stata costruita a pianta triangolare per mascherare l’angolo di questa prima sezione con la seconda. Questa prima sezione, che collegava il tempio di Bel alla città, sembra fosse utilizzata per scopi religiosi.
La seconda sezione arriva fino al tetrapylon uno dei centri della città e non era pavimentata per permettere il passaggio dei cammelli, i portici laterali, invece, avevano una pavimentazione parziale.Ciascun portico era largo 7 m mentre la strada era larga 11 m, una specie di autostrada.Il Colonnato Trasversale, lungo 230 m, è due volte più largo della parte scoperta del Grande Colonnato, e cioè 22 m. I due portici coperti laterali sono larghi 6 m ciascuno. Esso corre da sud – ovest a nord – est, inizia presso le mura e presso la porta detta oggi di Damasco con uno spiazzo ovale. Come rilevano le iscrizioni, rimaste su alcune colonne, questo colonnato aveva caratteristiche piuttosto sacre. La maggioranza delle iscrizioni risale agli inizi del sec. II, quindi precedente al Grande Colonnato.
Sicuramente attraverso la Porta di Damasco entravano in città le grandi carovane dei mercanti, che procedevano lungo la Valle delle Tombe, provenienti da Damasco.
Da nord – ovest il Colonnato Trasversale è adiacente al quartiere occidentale della città; nel periodo di Diocleziano questo quartiere fu diviso dal colonnato tramite un muro innalzato sul luogo degli antichi magazzini e botteghe, che si trovavano nel porticato nord – ovest dello stesso colonnato.
La strada era decorata da un ampio portico, alto una decina di m, le cui colonne mantenevano con l’aiuto di mensole ben 95 statue, che rappresentavano i personaggi più importanti di Palmira.Alcune colonne più alte nelle file delle colonne hanno iscrizioni importanti. La penultima di queste conserva le tracce di una mensola strappata, sulla quale si trovava la statua della regina Zenobia, come è dimostrato da un’iscrizione greca e palmirena, incisa sul tronco della colonna. A sinistra di questa un’altra colonna, la cui mensola, come dalla iscrizione in palmireno, sosteneva una statua di Odenato, il marito della regina. Entrambe le iscrizioni sono dell’anno 271. Furono dunque incise un anno prima che P. venisse conquistata dalle truppe di Aureliano.
Il Senato, piuttosto piccolo, aveva un vestibolo ed una corte interna ed era contornato da alcune botteghe. Presso l’edificio del senato si trova l’agorà (un ampio spazio rettangolare lungo m 84 x 71 circondato da portici colonnati in stile corinzio.), il foro delle città romane, circondata da quattro portici, sulle cui colonne, sorrette da mensole, erano situate le statue dei dignitari dal lato nord, dei militari sul lato ovest, dei capi delle carovane dal lato sud e dei senatori sul lato est, dove giustamente si trovava l’edificio del senato. L’agorà di Palmira risale all’inizio del II secolo, presenta una pianta quadrangolare (m 84 x 71), con portici sui quattro lati e un muro quasi del tutto crollato. Sembra disponesse di 2 fontane, 10 porte e 95 colonne.
Le colonne presentano delle mensole che erano sormontate da statue. Nell’insieme dovevano esserci quasi duecento mensole, in parte sulle colonne e in parte sui muri interni dei portici. Uno degli ingressi nell’agorà era situato nel portico dei senatori, la porta centrale era adornata da statue dei familiari di Settimio Severo.
Le iscrizioni più antiche dell’agorà datano dagli anni 76-81 d.c., e venne ritrovata una stele che aveva incisi i dazi doganali in epoca romana (Tariffe di Palmira), del 137 d.c.
E benché nella maggioranza i portici fossero costruiti all’epoca di Adriano. Alcuni blocchi di pietra e alcune colonne dell’agorà, parzialmente distrutta durante il regno di Zenobia, furono adoperati da questa regina per la costruzione delle mura di fortificazione.
Presso l’angolo sud-ovest dell’agorà sorgeva una basilica rettangolare (81,5 m x 12) che si suppone potesse servire per le riunioni e per i banchetti.
E Tetrapilo, questo particolare monumento romano, di forma cubica, Il Tetrapylon fu eretto durante l’impero di Diocleziano, alla fine del III secolo. ed è una porta quadrupla situata nel Grande Colonnato. Si trova al centro di una piazza ovale che si colloca all’estremità ovest della via colonnata di Palmira. Esso è composto da quattro piedistalli con quattro colonne ciascuno, in granito. Ogni gruppo di colonne sosteneva una cornice di oltre 150 tonnellate e teneva al centro un piedistallo dove forse, in origine, era posta una statua. Ogni colonna era decorata con ornamenti a viticci.Tra le sedici colonne del complesso, solo una era originale (in granito rosa dell’Egitto), le altre risalivano ad un restauro del 1963 ed erano fatte in cemento. All’interno di ogni gruppo di colonne era collocata una statua. Aveva pertanto un’entrata per ognuno dei quattro lati. Di questo edificio monumentale sono rimaste soltanto le rovine di quattro giganteschi zoccoli, innalzati sopra un podio quadrato, dal lato di 18 metri.Dal tetrapylon inizia la terza sezione del decumanus che piega di dieci gradi rispetto la precedente. Questa sezione, lunga circa mezzo Km, attraversa la zona residenziale della città e porta al campo di Diocleziano.
E Tetrapilo, questo particolare monumento romano, di forma cubica, Il Tetrapylon fu eretto durante l’impero di Diocleziano, alla fine del III secolo. ed è una porta quadrupla situata nel Grande Colonnato. Si trova al centro di una piazza ovale che si colloca all’estremità ovest della via colonnata di Palmira. Esso è composto da quattro piedistalli con quattro colonne ciascuno, in granito. Ogni gruppo di colonne sosteneva una cornice di oltre 150 tonnellate e teneva al centro un piedistallo dove forse, in origine, era posta una statua. Ogni colonna era decorata con ornamenti a viticci.Tra le sedici colonne del complesso, solo una era originale (in granito rosa dell’Egitto), le altre risalivano ad un restauro del 1963 ed erano fatte in cemento. All’interno di ogni gruppo di colonne era collocata una statua. Aveva pertanto un’entrata per ognuno dei quattro lati. Di questo edificio monumentale sono rimaste soltanto le rovine di quattro giganteschi zoccoli, innalzati sopra un podio quadrato, dal lato di 18 metri.Dal tetrapylon inizia la terza sezione del decumanus che piega di dieci gradi rispetto la precedente. Questa sezione, lunga circa mezzo Km, attraversa la zona residenziale della città e porta al campo di Diocleziano.
Circa 90 m dalla Porta di Damasco, nel muro fortificato che corre da nord ovest lungo il Colonnato Trasversale si trova la cosiddetta Porta Pretoria, scoperta dalla missione archeologica polacca nel 1959; la porta è disposta obliquamente all’asse del Colonnato Trasversale. La porta, che ha un ingresso principale e due passaggi laterali, si trova probabilmente sul luogo di un’altra più antica, o forse di un arco che portava dal Colonnato Trasversale al quartiere occidentale.
Sulla destra della via colonnata, di fronte al tempio di Nabu, si trova il portico composto di quattro colonne monolitiche di porfido egizio, sporgenti rispetto alla linea dei portici. sorgevano le terme di Diocleziano, edificate nel II secolo d.c. da Sossiano Ierocle, scrittore governatore della Siria fenicia ai tempi di Diocleziano (284-305). L’edificio, di non grandi dimensioni, 85 metri x 51.
L’iscrizione incisa da Sossianus Hierocles, governatore della provincia di Siria-Fenicia all’epoca della tetrarchia, ne aveva fatto attribuire la costruzione a Diocleziano. Ma si trattò soltanto di un rifacimento, perché gli scavi hanno dimostrato che sono più antiche: tanto lo stile della decorazione scolpita quanto le statue di marmo scoperte all’interno ci riportano agli ultimi anni del II sec. d.c.
Altri monumenti importanti a Palmira sono l’Arco di Trionfo (o Arco Monumentale) fu costruito dall’imperatore romano Settimio Severo tra la fine del II e l’inizio del III secolo dopo Cristo, quando la Siria era una provincia dell’Impero Romano. Il monumento era composto da una grande struttura ad arco che congiungeva il tratto centrale e il tratto orientale del grande colonnato che attraversa la città di Palmira, Ristrutturato negli anni ’30. E il teatro, abbondantemente restaurato, e l’agorà, la piazza pubblica che aveva una funzione analoga a quella del foro delle città romane. E Il teatro è un tipico teatro romano edificato nella seconda metà del II sec., ancora in buone condizioni di conservazione ed utilizzato per spettacoli.
L’edificio che contiene la scena, ben conservato e lungo m 48, è disposto parallelamente al Grande Colonnato; la, scena è larga m 10,5, ha tre esedre, una curvilinea in mezzo e due rettangolari ai lati. Il piano dell’orchestra è pavimentato con lastre quadrangolari ed ha un diametro di 20 m. La cavea ha conservato 9 gradini e resti del decimo, ed è divisa in 11 cunei. A sinistra e a destra dell’edificio scenico si trovano due ingressi arcuati che conducono all’orchestra.La cavea ha un diametro di 92 metri.
Dietro il teatro si erge un porticato semicircolare, che costituisce l’ambulacro, in forma di una cavea estremamente tondeggiante. Dal porticato, in direzione sud ovest, si diparte una strada stretta con colonne da ambo i lati, che conduce ad una porta nelle mura, adorna di nicchie.
Accanto alla porta si trova un piccolo locale per la guardia, dal lato esterno delle mura sono due bastioni semicircolari. A 120 m da questa porta, verso sud ovest, all’odierno incrocio dei sentieri delle carovane per Homs e per Damasco, coricata per terra si trova una delle tre colonne onorifiche erette a Palmira. Essa fu costruita nel 139 d.c. e sulla sua cima si trovavano due statue.
Il cerimoniale religioso si svolgeva nei cortili. Le rovine più importanti, tempio di Bel, un complesso imponente, era il cuore religioso di Palmira, era considerato tra le rovine meglio conservate a Palmira, fino alla conferma della sua distruzione nel 2015. Il monumento attuale è costruito sopra un precedente santuario di epoca ellenistica che a sua volta è stato costruito sopra ad un terrazzamento artificiale, consacrato nel 32 a tre divinità di origine babilonese, mentre il colonnato e i propilei furono innalzati alla del II sec. ricordiamo i dodici segni dello zodiaco che circondano i sette pianeti disposti attorno al dio Baal. L’edificio religioso, dedicato a Bel o Baal, assimilato al greco Zeus (Jupiter, cioè Padre Giove), fu edificato sotto il dominio partico riportando sia lo stile greco-corinzio, sia babilonese, come si osserva nella strana merlatura superiore del tempio. Il grande recinto sacro è quadrangolare, di m 205 x 210, circondato da un alto muro di cinta alto ben 11 m, con un portico sorretto da un doppio colonnato. L’ampio cortile interno era completamente lastricato in pietra e all’interno aveva una cella centrale. I portici sui lati nord, est e sud erano a doppia fila di colonne corinzie. Nel lato ovest, dove si trova l’ingresso attuale, aveva una sola fila di colonne ma aveva un triplo arco monumentale conducente all’ingresso alla cella centrale.
Tale ingresso venne modificato dagli Arabi che lo trasformarono in fortezza. Il tempio ha due nicchie, una rivolta a nord, che conteneva la triade della divinità palmirene, Baal, Yarhibol (il Sole) e Aglibol (la Luna). In epoca araba la cella del tempio fu trasformata in moschea, come dimostra il mihrab presente sul muro meridionale.A circa metà dell’altezza delle colonne sono presenti delle mensole dove erano poste le statue dei cittadini benemeriti che avevano contribuito alla costruzione del tempio come indicano le scritte in greco e in palmireno. Queste mensole sono tipiche di Palmira e non risultano in altre zone. Al centro della corte si trova la cella, il tempio vero e proprio, dove potevano entrare solo i sacerdoti. Si arriva all’ingresso della cella tramite un ampio scalone in lieve pendenza. L’ingresso è formato da una grande porta leggermente rastremata come nell’uso etrusco e miceneo. La cella. di m 10 x 30, era circondata da un portico colonnato (peribolo) di 15 + 8 colonne. Al suo interno, ai lati nord e sud, sono presenti due vani, usuali dei templi orientali, chiamati thalamos. I soffitti dei vani sono in un solo mastodontico blocco di pietra, scolpito con decorazioni geometriche a cassettoni.
In quello sud il soffitto a cupola è scolpito a bassorilievi raffiguranti i busti delle sette divinità planetarie con al centro Bel. Alla sinistra della cella una scala conduce al tetto dove sopra si innalzava una terrazza, decorata da quattro torri angolari. All’interno c’erano le statue della triade Bel, Aglibol e Yarhibol, e sicuramente si osservavano i movimenti della luna, del sole e dei pianeti.Vi si trovano bassorilievi con immagini di frutta, offerta al Dio. In primo piano una palma, simbolo di Palmira. Il tempio di Ba’al, grazie alle sue dimensioni, alla cinta muraria e allo stato di conservazione è uno dei monumenti più straordinari del Vicino Oriente.
E tempio di Nabo (una divinità mesopotamica, assimilata ad Apollo. Figlio di Marduk e di Ṣarpanitum, detto più raramente figlio di Enki, era il Dio della scrittura e della sapienza, protettore degli artigiani e degli scribi, scrittore dell’universo). la pianta di questo tempio è del tipico tempio siriano: un’ampia corte chiusa da mura e portico interno con al centro il tempio. La corte non ha una pianta regolare ma trapezioidale, probabilmente a causa di monumenti precedenti.Il santuario fu edificato tra la fine del I sec. e la metà del II sec. d.c. La cella, o tèmenos, di forma trapezoidale, è accessibile da sud attraverso un propileo con sei colonne sul fronte e, poco più indietro, due semicolonne e due altari che inquadrano la porta. All’interno del recinto tre lati hanno un portico sorretto da colonne, mentre il quarto è chiuso da un muro. La corte, circondata da portici costruiti a varie fasi nel II sec. d.c., fu poi tagliata a nord per far posto alla costruzione del Grande Colonnato; le colonne dei portici hanno una base modanata e capitelli simil dorici filettati. Un altare monumentale munito di ampio zoccolo, ornato di bassorilievi e circondato da colonne, è stato eretto verso la fine del II sec. d.c. nella parte anteriore della corte.
E tempio di Baalshamin (il signore del cielo), era stato dedicato in realtà il 17 d.c. al Dio Baalshamin, che i romani assimilarono a Mercurio, ma che era il Dio dei tuoni dei fulmini e delle piogge. Adriano, l’aveva riedificato. Esso fu fondato negli anni 130-131, come illustra l’iscrizione bilingue sulla mensola a sinistra dell’entrata. Male è il nome del fondatore del tempio, uomo molto facoltoso, che finanziò non solo il tempio voluto da Adriano ma pure il soggiorno di Adriano a Palmira nel 129, quando per l’occasione il nome della città era diventato Hadriana Palmyra. Il tempio prostilo ha sei colonne nel vestibolo e pilastri corinzi sul lato esterno delle pareti. Le 6 colonne ospitavano originariamente, sulle 6 mensole che si protendevano all’esterno, altrettante statue di culto, in seguito demolite e fatte a pezzi. La cella del tempio è illuminata da finestre, particolare architettonico che non appartiene all’architettura classica. A nord – est del tempio, nel recinto del santuario, si trova un colonnato parzialmente ricostruito.Con l’avvento del cristianesimo, nel V secolo, il tempio venne trasformato in una chiesa.
E tempio di Baal-hamon era situato sulla cima della collina di Jabal al-Muntar e venne costruito nell’89. Consisteva in una cella e un vestibolo con due colonne e aveva una torre difensiva collegata a esso. È stato scoperto un mosaico raffigurante il tempio, il quale ha rivelato che sia la cella sia il vestibolo erano decorati con merli.
E tempio, dedicato alla dea Al-lāt, venne distrutto dai cristiani tra gli anni 378 e 386 e per questo motivo è quasi scomparso, ne rimane solo l’altare, qualche colonna e il telaio della porta.
Dal tetràpylon, la via Pretoria conduceva attraverso un edificio a forma di propileo fino ad un tempio oblungo, eretto sopra un alto zoccolo, con scale monumentali dai tre lati. La cella di questo tempio termina con un’abside. L’edificio serviva forse nell’epoca di Diocleziano come tempio delle insegne; esso è costruito quasi interamente con blocchi provenienti da altri edifici.
Palmyra è circondata da una serie di necropoli. Vicino al santuario di Ba‛alshamīn, all’interno di un recinto quadrangolare, preceduto da un vestibolo a cielo aperto, sono state scavate quattordici tombe, disposte ai due lati di un dròmos, coperte di lastre sormontate da una volta di mattoni crudi. Ciascuna tomba conteneva molti corpi, disposti in successive inumazioni. Si sono trovate anche sepolture individuali, ma le famiglie più importanti si costruivano il loro mausoleo. Questi mausolei sono divisi in tre tipi fondamentali: Tombe a torre, sono i monumenti funerari più antichi, risalenti fino al I secolo a.c., costruite a forma di torre a base quadrata sopra un podio a gradini, mentre i vari piani sono collegati da una scala in pietra. Le prime torri erano molto semplici e i loculi erano esposti all’esterno, dal I sec. d.c. invece iniziarono a decorare le torri sia all’esterno che all’interno.Questo tipo di tombe sono tipiche di Palmyra e non hanno uguali nelle città dell’antico oriente a parte delle tombe nella regione dell’Eufrate che, però, dipendeva da Palmyra. E gli ipogei, la costruzione di questo tipo di tombe inizia dal I sec. d.c. La pianta di queste tombe è quasi uguale per tutte: una galleria principale davanti all’ingresso e due o quattro ali o esedre laterali. E le tombe-case, queste tombe sono le più recenti, la maggior parte delle tombe casa risale al III secolo d.c. Come dice il nome hanno la forma di una piccola casa con un portico colonnato.
La più ben conservata delle tombe a torre è quella di Elahbel. Il nome deriva da uno dei suoi quattro fondatori Elahbel, Ma’nai, Shokayi e Maliku. Tomba a torre di Elahbel, è stata costruita nel 103 d.c. ed è composta da un ipogeo con l’ingresso sul lato nord e di una torre a quattro piani con l’ingresso sul lato sud. Il primo piano è ornato da pilastri scanalati con capitelli corinzi che dividono i sostegni per i loculi. Il soffitto è dipinto e diviso in cassettoni.
Sulla parete est si possono vedere i resti dei busti della famiglia e, sopra la porta, è presente il busto di uno dei figli dell’amministratore della tomba.Tra gli ipogei quello detto dei Tre Fratelli è il più interessante. Ci si accede scendendo su una larga scala in pietra di sei gradini, sulla porta d’ingresso sono incise cinque iscrizioni le quali informano che l’ipogeo è stato costruito dai tre fratelli Na’amai, Male e Sa’adai e che alcune parti sono state vendute nel 160, 191 e 341.
L’interno è diviso in due ali con le volte a botte, i muri sono ricoperti di stucco e contengono 65 campate formate da sei loculi. Il fondo della galleria centrale è decorato da affreschi in stile siro-ellenistico.
Le immagini dei defunti sono dipinte entro spazi rotondi, mentre in alto è rappresentato Achille tra le figlie di Licomede. Nell’ala sinistra si trova il monumento funebre di Male con la data di fondazione 142-143. I palmireni seppellivano i loro morti all’interno di loculi posti uno sopra l’altro.Questi loculi erano composti dalle sporgenze scolpite su due pilastri di roccia paralleli. E queste sporgenze avevano lo scopo di sorreggere delle lastre di pietra che separavano i vari loculi e dove venivano appoggiati i corpi. I loculi venivano chiusi da un’altra lastra di pietra sulla quale era stato scolpito, in rilievo, il busto del defunto e il suo nome.
Tra il Grande Colonnato e il Colonnato Trasversale, c’è una grande tomba del III sec., oggi chiamata il Tempio Sepolcrale. Si pensa che l’edificio si trovasse al di fuori del recinto urbano e che vi sia stato incorporato ai tempi di Zenobia, quando durante i lavori di fortificazione, le mura furono spostate più a nord ovest, inglobando le esistenti costruzioni tombali a forma di case. Nel Tempio Sepolcrale si notano sei colonne che sostengono il timpano parzialmente distrutto.
Altri monumenti importanti a Palmira sono fortezza ibn Maan, costruita nel Seicento.
Palmyra, considerata un gioiello del deserto siriano e un patrimonio mondiale dell’Unesco.In precedenza Palmira era la sede di molti reperti storici, e tra i più preziosi del mondo. Questo sito è parte del patrimonio di tutta l’umanità .Nel 2013 è stata inserita nell’elenco dei patrimoni dell’Umanità in pericolo.
Il sito archeologico ha subito gravissimi danni durante la guerra, ad opera di sistematiche distruzioni del gruppo terrorista dello Stato. Il 21 maggio 2015 l’ISIS ha dichiarato catturata la città ed il suo sito archeologico.Il tempio di Bel è stato completamente distrutto, ne rimane l’ingresso, e l’arco del tempio di Baal, miracolosamente sopravvissuto alla distruzione. Era una delle strutture antiche più complete conservatesi a Palmira. Il Tetrapylon è stato distrutto quasi completamente,(un insieme di quattro monumenti con quattro colonne ciascuno) sono stati quasi completamente distrutti: solo due delle sedici colonne del tetrapilo sono ancora in piedi. la facciata del Teatro è stata fatta esplodere, la Torre di Elahbel ed altre tombe sono state fatte saltare. La Torre di Elahbel, famosa per le decorazioni interne, comprendenti un soffitto a cassettoni e vari altorilievi raffiguranti i personaggi ivi sepolti. La Torre di Elahbel era una tomba a quattro piani realizzata in arenaria vicino all’antica città di Palmira, in un’area nota come Valle delle Tombe. La torre fu realizzata nell’anno 103 e fu distrutta dallo Stato Islamico, insieme ad altri monumenti funerari, nel 2015 utilizzando ordigni esplosivi.
Questo edificio era una delle costruzioni funerarie a più piani facenti parte di una necropoli a poche centinaia di metri fuori dalle mura di Palmira, ai piedi della collina Umm al-Bilqis, a circa 500 metri dalle simili torri di Iamblichus risalenti all’anno 83 d.C. la Torre di Elahbel fu completata nel 103 dall’aristocratico Marcus Ulpius Elahbelus e dai suoi tre fratelli, Manai, Shakaiei e Malku.
Il piano terra era leggermente più grande, andando a restringersi salendo verso i piani superiori. Era presente un’unica porta sul lato meridionale del piano terra. A sovrastare l’ingresso si trovavano un’iscrizione e una nicchia sormontata da un arco a tutto sesto, simile a un piccolo balcone, con finestra. All’interno gli ambienti erano decorati con pilastri corinzi e soffitti a cassettoni. La torre era suddivisa in loculi che andavano ad accogliere i sarcofagi dei defunti di Palmira; ogni cella era sigillata con un’immagine intagliata e dipinta, raffigurante il defunto.
hanno fatto saltare in aria il tempio di Baalshamin risalente al II secolo ed anticamente adibito al culto del dio Mercurio.
A Palmira, come altrove, l’Is si è reso responsabile di un’infinità di atrocità, anche della decapitazione dell’archeologo siriano Khaled Asaad. era stato torturato e ucciso dai miliziani perché si era rifiutato di rivelare il nascondiglio dei preziosi reperti del sito archeologico considerato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
L’archeologo e traduttore Khaled al-Asaad nacque a Tadmor, il primo gennaio 1932. Studiò presso l’università di Damasco, dove si laureò in storia, e nel 1963 fu scelto come direttore del Museo e del sito archeologico di Palmira. Avrebbe ricoperto quella carica per i successivi quarant’anni, nell’arco dei quali lavorò instancabilmente per il riconoscimento del sito archeologico dell’antica città, per la sua tutela e la sua ricostruzione.
Nell’arco di quattro decenni collaborò con missioni archeologiche internazionali e portò avanti diversi scavi. Lavorò instancabilmente per il riconoscimento del valore storico di Palmira, anche a livello amministrativo e finanziario. In pochi anni, e grazie al suo instancabile contributo, Palmira divenne l’epicentro del panorama culturale siriano, mentre il mondo prendeva coscienza di quel gioiello celato tra le sabbie del deserto siriano. È conosciuto come uno dei promotori della campagna che ha portato la città siriana di Palmira ad essere riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Dal 1980 Palmira è entrata a far parte del Patrimonio mondiale dell’Unesco, ed è diventata una pietra miliare del turismo nel Vicino Oriente.
L’82enne Asaad aveva ricevuto diverse onorificenze durante la sua attività e anche post mortem. In Italia, nell’ottobre del 2015 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva intitolato all’archeologo siriano l’area di interesse culturale degli Arsenali della Repubblica a Pisa, allora appena restaurati. Sempre nel 2015 Khaled al Asaad era stato onorato come “giusto” al Giardino dei Giusti a Milano.
le sculture sono state portate a Damasco per il restauro con l’assistenza degli specialisti del Museo Pushkin di Mosca. Il Museo di Damasco ha restauro anche la statua del leone di Al-lat mentre due busti funerari sono stati restaurati in Italia, dai laboratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, usando la stampa in 3D.
La Direzione Generale delle Antichità e dei Musei siriana e l’Associazione dell’Industria della Pietra della Federazione Russa hanno da poco firmato un memorandum d’intesa (memorandum of understanding, MOU) per la ricostruzione dell’antica città di Palmira. per avviare un progetto di restauro dell‘arco di trionfo di Palmira. è uno dei monumenti storici distrutti dall’ISIS nell’ottobre 2015, si trova all’ingresso delle rovine di Palmira e presenta tre ingressi coperti da un arco decorato con motivi geometrici.
In sintesi, possiamo dire: I resti archeologici di Palmira rappresentano il sito siriano dell’UNESCO più famoso al mondo, Palmyra un luogo unico che fu crocevia di culture tra Occidente e Oriente, la cui storia è ancora oggi leggibile nelle colonne, negli archi monumentali, in ogni singola pietra dei suoi templi. Palmira era uno dei maggiori centri culturali del mondo antico. fu un importante nodo commerciale già sotto gli Assiri, ma la sua importanza aumentò molto quando la Siria passò sotto il controllo della dinastia Seleucide nel 323 a.C. Dopo il controllo dell’impero romano, nel 64 a.c., mantenne una certa indipendenza e l’ importanza commerciale. e fu annessa all’impero solo nel 19 d.C. Gli alterni rapporti nell’età dell’alto Impero tra la Partia e Roma permisero a Palmira di divenire praticamente una città neutrale in cui si potevano scambiare le mercanzie delle due potenze ufficialmente ostili. La sua posizione l’aveva favorita anche nei rapporti con l’Impero romano, permettendole di conservare una certa autonomia. Palmyra raggiunse il suo massimo splendore nei giorni in cui fece parte dell’Impero romano ma i suoi abitanti non si sentirono mai appartenenti all’impero.
È stato per lungo tempo un importante centro carovaniero, per collegare l’Occidente (Roma e le principali città dell’impero) con l’Oriente (la Mesopotamia, la Persia, fino all’India e alla Cina), ed ebbe un notevole sviluppo tra il I ed III sec. d.c. tanto da essere soprannominata la Sposa del deserto. È particolarmente nota per essere stata la capitale del Regno indipendente di Palmira, sotto il governo della regina Zenobia. Il regno di Palmira fu uno dei territori periferici dell’Impero romano, e uno dei più indipendenti, e Zenobia fu l’unico vero personaggio femminile rilevante in una posizione di potere vera nella storia dell’Impero romano, conquistò l’Egitto e osò sfidare Roma. Sotto il suo regno Palmira divenne un luogo di tolleranza, in cui religioni molto diverse tra loro convivevano in pace; un luogo di cultura, dove le arti venivano esercitate liberamente e ai massimi livelli; e un luogo di commerci. Gli edifici più importanti di Palmira furono costruiti quasi interamente dai romani e dai loro alleati tra il primo e il terzo secolo d.C., sin dall’antichità è famosa per i suoi templi religiosi e altre strutture grandiose. E lo stato di conservazione della città romana ha, da sempre, impressionato i viaggiatori. Ancora ai giorni nostri Palmira, inserita dal 1980 nella lista redatta dall’UNESCO dei siti “Patrimonio dell’Umanità”, non cessa di affascinare i molti turisti.Palmira, prima della guerra in Siria, era uno dei siti archeologici più straordinari al mondo.I lavori per far rinascere l’antica città greco-romana di Palmira, in Siria, danneggiata dallo Stato islamico da ripetuti bombardamenti, sono in corso. E tante statue secolari e sculture distrutte dai jihadisti stanno lentamente rivedendo la luce, accuratamente restaurate dagli archeologi. E antiche rovine, testimonianza di un passato glorioso.Palmyra, come la fenice, risorgerà dalle sue ceneri e sarà riaperta ai visitatori.
palmyra si tratta della storia del mondo e non appartiene soltanto alla Siria. Difendere la cultura vuol dire difendere la pace. e la guerra e l’odio nascono dall’ignoranza.
È molto importante attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sull’importanza di prendersi cura del patrimonio artistico e culturale dell’umanità. La ricostruzione è possibile con le moderne tecnologie perché in alcuni casi si tratta di restauri difficili e delicati, in altri casi si tratta di integrare restauri con materiali che possono essere ottenuti grazie alle più avanzate tecnologie.
dovrà avvenire ricostruzione sulla base il rispetto della sovranità della Repubblica Araba Siriana sulla progettazione e realizzazione dei restauri e delle ricostruzioni; il controllo e la ratifica dell’Unesco su questi progetti perché siano approvati dalla comunità scientifica internazionale; un’ampia collaborazione internazionale, perché si tratterà di uno sforzo molto rilevante anche finanziariamente e la collaborazione dovrà avvenire da parte di tutti i Paesi con competenze scientifiche, capacità tecniche e volontà politica e culturale di fornire un aiuto finanziario per la ricostruzione.
l’azione e l’appoggio dell’Unesco allo sforzo della direzione generale Antichità e Musei di Damasco è estremamente apprezzabile per aiutare siriani sia nel salvataggio delle opere, sia in prospettiva nella ricostruzione di quello che si sta perdendo.
L’Unesco è ora responsabile del restauro e del recupero del sito, ma quella del recupero del sito è una missione che vede collaborare un gruppo internazionale. La Sposa del deserto rinascerà dalle sue ceneri. Non possiamo rimanere soli. Chiediamo alla comunità internazionale di aiutarci a preservare il nostro patrimonio, innanzitutto chiudendo le frontiere e contrastando il mercato nero. sono necessari sforzi nazionali e internazionali per salvare il salvabile. Palmira è uno dei maggiori tesori archeologici della Siria e di tutto il Vicino Oriente.
Riepilogo in arabo
ملخص باللغة العربية
كانت تدمر واحدة من المراكز الثقافية الرئيسية في العالم القديم. وقبل الأزمة الراهنة في سورية، كانت واحدة من أكثر المواقع الأثرية استثنائية في العالم. تدمر مدينة نبيلة، وأصبح بناؤها في الصحراء السورية ممكناً لوجود نبع غزير يتدفق من منحدرات جبل المنطار. اكتشف علماء الآثار أيضاً آثاراً لشبكة واسعة من الخزانات والقنوات الاصطناعية التي تجمع المياه وتنقلها أثناء العواصف الموسمية المفاجئة. وبفضل وقوع تدمر في الشق الوحيد للحاجز الجيري الذي يفصل البحر الأبيض المتوسط عن بلاد ما بين النهرين وبلاد فارس وآسيا الوسطى والهند البعيدة والصين، أصبحت ممرًا إلزاميًا للتجارة بين الحضارات القديمة.
تمتد آثار المدينة القديمة على مساحة تزيد عن 10 كيلومترات مربعة، وجعلت التجارة من تدمر مركزًا دوليًا بحجم مماثل لمدينة أنطاكية، عاصمة سورية في ذلك الوقت. خلال فترة حكم الإمبراطورية الرومانية، كانت تدمر واحدة من أكثر المدن التجارية حيوية، كما يتضح من المصادر التاريخية والأثرية، وهي معروفة بشكل خاص بأنها عاصمة مملكة تدمر المستقلة، تحت حكم الملكة زنوبيا. كانت تدمر قبل الأزمة السورية الراهنة واحدة من أكثر الهياكل القديمة الباقية على قيد الحياة.
تؤرخ أقدم المستوطنات البشرية في الموقع إلى ما قبل 75000 عام. ويعود تاريخ أول توثيق تاريخي لتدمر إلى القرن التاسع عشر قبل الميلاد. وتمثل هذه المدينة إلى حد بعيد واحدة من المدن الكبرى في العصور القديمة الواقعة في الصحراء، وبفضل موقعها المتميز في منتصف الطريق بين بلاد ما بين النهرين والخليج والبحر الأبيض المتوسط، فقد شكلت حجر الزاوية الأساسي في التجارة بين الشرق والغرب (مما سمح بجلب السلع والمنتجات من حوض البحر الأبيض المتوسط وشبه الجزيرة العربية والشرق الأوسط وآسيا الوسطى والهند والشرق الأقصى حتى الصين، والعكس صحيح أيضًا)
مع وصول الإغريق بقيادة الإسكندر الأكبر، استفادت تدمر بشكل خاص من الحيوية التجارية والثقافية التي ميزت العصر الهلنستي، وأصبحت واحدة من أهم مراكز المملكة السلوقية، التي خلفت الإسكندر في الأراضي المحتلة في آسيا. عندما سيطر السلوقيون على سورية عام 323 قبل الميلاد. تركت المدينة لنفسها وأصبحت مستقلة. اكتسبت تدمر، مثل العديد من المدن الأخرى في الفترة الهلنستية، خاصية “بوتقة الانصهار” للتعايش بين الآراميين واليونانيين والعمونيين والعرب واليهود.
مع سقوط السلوقيين ونهاية الفترة الهلنستية، انقسم الشرق الأوسط إلى قسمين بين الرومان وسلالة البارثيين الفارسية. كانت تدمر تقع على بعد كيلومترات قليلة من الحدود الساخنة الدائمة بسبب الحروب العديدة بين الإمبراطوريتين، وسرعان ما انتقلت من كونها مدينة تجارية إلى مدينة كبيرة، وأصبحت القاعدة الرئيسية للجيوش الرومانية المتمركزة على الحدود السورية.
كانت المدينة غنية جدًا لدرجة أنه في عام 41 قبل الميلاد، حاول مارك أنتوني احتلالها لنهبها، لكن دون جدوى. وعلى الرغم من أن سورية أصبحت مقاطعة رومانية في عام 64 قبل الميلاد، إلا أن تدمر حافظت على حكم ذاتي معين حتى في عهد تيبريوس (14-37)، وتم ضمها رسميًا إلى مقاطعة سورية الرومانية حوالي عام 19 بعد الميلاد. في عهد تراجان (53 – 117) ضُمت المدينة إلى الإمبراطورية (أُدرجت المدينة في ولاية الجزيرة العربية الجديدة، الناتجة عن ضم مملكة الأنباط). لكن في عام 129م زارها هادريان ومنحها مكانة المدينة الحرة. وبين نهاية القرن الثاني وبداية القرن الثالث، منح سيبتيموس سيفيروس أو ابنه كركلا بالميرا مكانة المستعمرة الرومانية. امتدت الأنشطة الاقتصادية شرقاً إلى الهند والصين عبر طريق الحرير، وغربًا إلى روما، لتحل محل البتراء التي فقدت أهميتها بعد الضم الروماني عام 106 بعد الميلاد.
على الرغم من مواجهة الإمبراطورية البارثية، إلا أن تدمر لم تشارك أبدًا في الحروب ضد روما. ولكن بعد أن صعدت السلالة الساسانية إلى الحكم في بلاد فارس، انخفضت تجارة تدمر بسبب احتلال الساسانيين للمنطقة الواقعة بين نهري دجلة والفرات. واستمرت الغارات الساسانية مما دفع روما لتعيين أذينة حاكما لتدمر وأوكلت إليه مهمة صد الهجمات الساسانية وبعد خوض معارك مختلفة ضد الساسانيين تمكن من طردهم من جنوب الأناضول.
تشتهر المدينة الأثرية بشكل خاص بأنها عاصمة مملكة تدمر المستقلة، تحت حكم الملكة زنوبيا. وكانت زنوبيا الشخصية الأنثوية الحقيقية الوحيدة ذات الصلة في موقع القوة الحقيقي في تاريخ الإمبراطورية الرومانية، وغزت مصر وتجرأت على تحدي روما. ففي عهدها، أصبحت تدمر مكانًا للتسامح، حيث تتعايش أديان مختلفة جدًا في سلام؛ ومكاناً للثقافة، حيث كانت الفنون تمارس بحرية وعلى أعلى المستويات؛ ومكاناً مزدهراً وآمناً للتجارة.
وتم بناء أهم المباني في تدمر بالكامل تقريبًا من قبل الرومان وحلفائهم بين القرنين الأول والثالث بعد الميلاد، حيث اشتهرت منذ العصور القديمة بمعابدها الدينية وغيرها من الهياكل الفخمة. وفي تدمر، كما في أي مكان آخر، كان تنظيم داعش الارهابي مسؤولاً عن عدد لا نهائي من التدمير والفظائع، بما في ذلك قطع رأس عالم الآثار السوري خالد الأسعد. تدمر هي واحدة من تلك المدن القديمة التي تطبع نفسها في العقل وتترك بصمة لا تمحى. كانت المدينة واحدة من أفضل المواقع الأثرية المحفوظة وظلت واحدة من أروع المواقع الأثرية في العالم حتى يومنا هذا وستبقى رمزاً للحوار وبالتالي للسلام. تدمر مدينة ذات قيمة تاريخية وثقافية كبيرة للبشرية.
الدفاع عن الإرث الثقافي الأثري يعني الدفاع عن السلام، والحرب والكراهية تنبع من الجهل. ومن المهم جدًا لفت انتباه الرأي العام الدولي إلى أهمية الاهتمام بالتراث الفني والثقافي للإنسانية. إعادة الإعمار ممكنة مع التقنيات الحديثة لأنه في بعض الحالات يكون الترميم صعبًا ودقيقًا، وفي حالات أخرى يتعلق الأمر بدمج الترميمات مع المواد التي يمكن الحصول عليها بفضل التقنيات الأكثر تقدمًا.
يجب أن تتم إعادة الإعمار على أساس احترام سيادة الجمهورية العربية السورية ويجب تصميم وتنفيذ عمليات الترميم وإعادة البناء؛ تحت رقابة اليونسكو وتصديقها على هذه المشاريع لاعتمادها من قبل المجتمع العلمي الدولي؛ ولن يتحقق ذلك بدون تعاون دولي واسع النطاق لأنه سيكون جهدًا مهمًا للغاية أيضًا من الناحية المالية وسيتطلب الأمر أن يتم التعاون من قبل جميع البلدان ذات المهارات العلمية والتقنية الفنية والإرادة السياسية والثقافية لتقديم المساعدة المالية لإعادة الإعمار.
إن مساهمة اليونسكو ودعمها لجهود المديرية العامة للآثار والمتاحف بدمشق له قيمة كبيرة في مساعدة السوريين على حد سواء في إنقاذ إرثهم الثقافي العالمي وإعادة بناء ما فقد. اليونسكو مسؤولة الآن عن ترميم الموقع واستعادته، ولكن استعادة الموقع مهمة كبرى بحاجة إلى تعاون دولي . ستولد عروس الصحراء من جديد من رمادها. ولا يمكننا أن نكون وحدنا. نطلب من المجتمع الدولي مساعدتنا في الحفاظ على تراثنا، أولا وقبل كل شيء بإغلاق الحدود ومحاربة السوق السوداء. هناك حاجة إلى جهود وطنية ودولية لإنقاذ ما هو ممكن.
تدمر هي واحدة من أعظم الكنوز الأثرية في سورية والشرق الأدنى بأكمله وقلب أحد أكثر الأحداث إثارة للاهتمام في أواخر التاريخ القديم.
قائمة المراجع مرتبة وفق تاريخ النشر من الأقدم إلى الأحدث:
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